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27/02/2004
il Lumiere in fondo mi vuole bene e mi pensa.. sono da sempre convinto sia un essere senziente... nel programma di marzo una bella (ma tardiva.. direbbe un amico del Link) rassegna dedicata al giovane cinema giapponese degli ultimi anni. Si comincia il 17 marzo dal Miike Takashi di Dead or Alive. A seguire Kurosawa (Kiyoshi), Sabu e Nakata "ringu" Hideo con Dark Water. Pochi film, ma di classe...
22/02/2004
all'1e10, stanotte, su fuoriorario, "Sepolto vivo", del regista artigiano Roger Corman. Pochi mezzi, come al solito, ma ritmo ossessivo e fotografia eccessiva.. il solito Corman? ^_^
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21/02/2004
capo cosparso di cenere... non posto niente dal 4 febbraio... ho una scusa valida: sono stato in Daminarca a trovare un vecchio amico e nel frattempo ho aggiornato l'altro blog: http://fuorisede.splinder.it mi perdonate? al + presto tornerò in azione.. parola di scout ;)
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04/02/2004
21 grammi (21 grams) di Alejandro González Iñárritu
Alla seconda prova dietro la macchina da presa Iñárritu costruisce un film tortuoso e intimistico. Tre vite si incontrano per caso e ne usciranno stravolte. Una donna, un matematico ammalato e un ex criminale redento dalla fede sono legati da fila invisibili che il regista tesse con abilità. Iñárritu spezza in frammenti la continuità temporale dell'intreccio, ricomponendo i pezzi alla rinfusa. La collaborazione dello spettatore è richiesta, se vuole venire a capo di questo intarsio narrativo. Il gioco, fino a un certo punto, è affascinante. E' affascinante scoprire le tessere del puzzle costruito dal regista e rimetterle insieme. Ben presto però l'impressione è che il film sia tutto lì, nel gioco di scomposizione (del regista) e ricomposizione (dello spettatore). Il resto è un melodramma abbastanza scontato e a tratti troppo intimistico. Consigliamo "il ladro di orchidee" di Spike Jonze, per vedere un film che spezza altrettanto drasticamente la continuità dell'intreccio, ma dando molto più cibo alla mente avida dello spettatore.
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03/02/2004
In linea con l'assassino (Phone booth, USA 2002) di Joel Schumacher
Un thriller con un gran senso del ritmo, e un'idea tanto antica quanto accattivante: rispettare l'unità aristotelica di tempo, luogo e azione per l'intera durata del film. Phone booth è probabilmente il miglior colpo che la cartuccera di Joel Schumacher abbia mai sparato. Il regista di blockbuster da dimenticare (vedi alla voce Batman & Robin) mette in scena settantasette minuti di tensione pura. La storia e il pretesto sono intriganti nella loro banalità: una cabina telefonica che squilla e un maniaco che aspetta che tu risponda. Il resto è affidato al bravo Colin Farrell, all'eccellente (come sempre) Forest Whitaker e a un montaggio veloce fatto di ralenti, accelerazioni e split-screen. Fotografia fredda e urbana, solarizzazioni, fish-eye e l'intero campionario di trovate registiche che riescano a rendere l'agitazione e la claustrofobia progressiva del protagonista, bloccato in una cabina come un criceto. Schumacher mescola con intelligenza e, a tratti, in modo originale tutti questi ingredienti. Belli i dialoghi (anzi: l'unico ininterrotto dialogo). Peccato solo che scada un po' nel finale. Per il resto Phone booth è un distillato di tensione, imperdibile e coinvolgente come pochi altri.
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