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18/04/2006
The Manchurian Candidate di Jonathan Demme (Usa, 2004)
Iraq, 1991. Un gruppo di soldati viene assalito in un'imboscata notturna. Si salveranno solo grazie all'eroico intervento del Sergente Shaw, erede di una potente dinastia di politici statunitensi. 13 anni dopo, però, c'è ancora qualcosa che non convince il capitano di quella truppa, Ben Marco. Qualcosa che lo spingerà a mettere in discussione tutto ciò che è successo, e a intraprendere una sfiancante e pericolosa ricerca della verità.
Remake di un famosissimo film del '62 con Frank Sinatra, nonché adattamento di un altrettanto famoso romanzo, The Manchurian Candidate è un thriller pensato come manifesto contro gli Stati Uniti di oggi e la politica dei candidati-fantoccio. C'è tutta l'America post 11 settembre nel film di Demme. Una democrazia grande e insicura, lo spettro del terrorismo agitato davanti agli occhi di elettori spaventati, la limitazione insopportabile dei diritti civili e lo strapotere dei grandi gruppi finanziari. Tutto questo, nelle mani di Demme, si trasforma in materiale per un thiller fantapolitico che, nel crescendo finale, perde progressivamente la sua concretezza e si trasforma in un grottesco affresco degli Usa. Fa capolino anche l'incesto, seppure sussurrato, in questo quadro boschiano di complotti ipertecnologici e golpi bianchi che si risolvono, inevitabilmente, nel sangue. A Denzel Washington l'arduo compito di reggere gran parte del film, affiancato da una eccezionale Meryl Streep, machiavellica first lady tanto spietata quanto potente. Il difetto, però, sta nell'abbandonare per strada i dettagli di un quadro che si fa via via più complesso (trascurando ad esempio i personaggi secondari, come il medico tedesco). Ma, soprattutto, nel premere troppo l'acceleratore del fantascientifico, col rischio di cozzare aspramente con la presunta verosimiglianza della prima mezz'ora. Un film sulla paranoia di un uomo e sulle paure di una nazione infelice. Sarebbe potuto essere un gran film, se solo non fosse riuscito così squilibrato.
11/04/2006
Back in Ussr
So che iniziavate a non contarci più ma si, sono tornato. Se dovessi descrivere cosa ho fatto in questo mese e mezzo penso che ci metterei troppo tempo. Sappiate solo che ho lavorato, e che il mio lavoro è sporco e puzza, ma qualcuno lo deve pur fare.
Un mese e mezzo senza cinema, non pensavo che sarei sopravvissuto. Ho guardato in notturno un paio di cosette, Blade e American Psycho tra gli altri, ma mi sono sembrati entrambi un po' mediocri quindi non se ne parla neanche.
In compenso ho letto, finalmente dirà qualcuno, V for Vendetta, nella pregevole edizione allegata a XL. Che dire: straordinario, colto, uno dei migliori affreschi a fumetti, a mia memoria, di una distopia orwelliana. Nel frattempo ho terminato la lettura di Akira e, per quanto insensata sia la prossima frase, preferisco il fumetto al film. Homunculus di Hideo Yamamoto, creatore di ichi, è arrivato al quinto numero. Tenetelo d'occhio.
p.s. da domani avrò le mie, meritate, vacanze. Tornerò cmq a tessere arzigogoli cinefili presto, non vi preoccupate...
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