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21/10/2007
Soffio di Ki-duk Kim (South Korea, 2007)

Una scultrice, tradita dal marito, riverserà su un condannato a morte l'amore e l'angoscia di cui dispone. Sotto gli occhi proccupati del compagno, e quelli divertiti del direttore del carcere.
Storia di passioni inspiegabili, silenzi e stagioni. Kim rifà sempre se stesso, come tutti i registi appesantiti dall'etichetta di autore. Questa volta, almeno, il risultato non è deludente come era successo con L'arco. Perché Soffio, se per un attimo proviamo a dimenticare la filmografia precedente del regista, è un film intenso e teatrale. Dove improvvisati siparietti alla Tsai Ming Liang, spezzano silenzi ed esplosioni di azione dei corpi sulla scena.
Chiunque abbia visto le opere precedenti del regista vi dirà che siamo lontani miglia dalle sue vette. Nulla di più vero. Ma vale comunque la pena provare. Anche se Kim, ormai, non può fare a meno di parlarsi addosso fino a mettersi in camera, seppur di riflesso.
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