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07/03/2004
Big Fish di Tim Burton (USA 2003)
Di che cosa è fatta la materia dei sogni? Per Tim Burton sicuramente di immagini, e di storie tanto incredibili da diventare reali. Dopo l'abbaglio preso con Planet of the apes Burton ritorna in mondi a lui più congeniali, mondi popolati da giganti affamati, lupi mannari circensi e pesci gatto imprendibili. E trova nel libro di Daniel Wallace materiale più che ideale per la sua poetica infantile e gotica. Big Fish è il film più intimista di Burton, forse anche quello più maturo. La storia di una vita così come è stata raccontata da un padre sognatore a un figlio scettico, attraverso racconti sempre più incredibili. E accanto a questa storia la ricerca della verità, o almeno di una verità, da parte del figlio. Un film sull'importanza della parola, del raccontare storie, attorno a un fuoco, agli amici, al proprio figlio, perché sono proprio queste storie che ci rendono immortali, così come i film fanno con i registi. Quella di Big Fish è un'America da sogno e dei sogni, piena di cittadine perfette dove si cammina scalzi, vecchie streghe con occhi di vetro, e viaggi incredibili nella più credibile delle province americane. Realismo fantastico, cinema onirico, un pizzico di sogno felliniano. C'è tutto questo nell'ultimo lavoro di Burton. Ma c'è soprattutto la fantasia e l'immaginazione di un regista che non smetterà mai di pensare e sognare come un bambino. Per nostra fortuna.
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