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16/03/2004
Freezer di Takashi Ishii (Giappone, 2000)
Inizia con questo horror-thriller la mia odissea nel cinema giapponese nero contemporaneo (causa tesi di laurea...). Un film freddo e disturbante, girato con la crudezza tipica del cinema giapponese odierno. Ishii sa bene come suscitare tensione e fastidio nello spettatore, così come conosce la lezione di Hitchcock (omaggiato più di una volta durante il film), e non si preoccupa certo di forzare un po' la mano con tocchi gore e splatter. La tensione si accumula sullo schermo come la brina dentro i frigoriferi, a strati, lentamente, mentre assistiamo al dramma di Chihiro, la bellissima Harumi Inoue, violentata da quattro uomini che dopo cinque anni tornano ad invadere la sua nuova vita per continuare ciò che hanno cominciato. Attorno a questa storia di abuso a silenzi Ishii costruisce un film claustrofobico, angosciante, girato quasi totalmente nel piccolo appartamento della protagonista. Un film sulla normalità e sulla sua fragilità, sulla violenza più brutale e sulla vendetta. Peccato per la regia, a tratti semplicistica e banale, perché il materiale per un ottimo film era tutto lì.
esposto in prosa arguta da cineblob | | commenti
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